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La grande illusione del post perfetto su Google+


Da alcuni mesi periodicamente viene condivisa una infografica che spiega l'architettura del post perfetto su Google+, vediamo perchè non esiste la perfezione. Ma è tutto un Dipende.
Periodicamente vedo su Google+, ricondividere il seguente post, la sua infografica allegata o varianti di queste informazioni. Cercando su Google+ con perfect Google+ post trovate diverse varianti.


Il succo di quello che viene consigliato è che ci sia una struttura abbastanza rigida del post, come se fosse un tema, e soprattutto che ci sia una immagine di impatto. Ci sono più motivi per cui non sono d'accordo con questa impostazione e soprattutto contesto il titolo da effetto che induce a pensare che realizzare post di questo tipo, si ottengano i migliori risultati possibili. Un post perfetto permette di avere un win-win in ogni occasione. Ma non è questo il caso.

Il post perfetto
Un post perfetto vince in ogni condizione

In tanti sicuramente avrete visto quell'infografica e quei consigli, ma quanti di voi hanno letto l'articolo dove vengono spiegate le motivazioni di quei consigli? Io immagino non molti. L'articolo è The anatomy of a perfect Google+ post. Commentiamo punto per punto i consigli di questo articolo.


Titolo

Viene suggerito di dare un titolo al post, evidenziando con un grassetto. In generale non sono contro questa indicazione. Ma che venga usata con cognizione di causa per tutte le sue implicazioni. Un titolo in grassetto in generale può essere un aiuto, in quanto aiuta a catturare l'attenzione.

Però in alcuni casi potrebbe anche essere utile non mettere un titolo. Dipende. Se stiamo condividendo un URL, abbiamo già in evidenza il titolo tratto dalla pagina condivisa in fondo al post. Non dimentichiamo un aspetto. Il testo del post è limitato. Non viene visualizzato tutto. Generalmente vengono visualizzate da 4 a massimo 6 righe di testo (nel post perfetto qui sopra sono solo 4 di cui una sprecata come riga di separazione). Oltre il testo viene nascosto dalla scritta Leggi tutto. Nel caso in cui il testo possa essere visualizzato tutto in massimo 5-6 righe allora viene aumentato lo spazio a disposizione, altrimenti vengono visualizzate sole 4 righe.

Nel caso in cui il post abbia successo e venga ricondiviso, allora nella condivisione il testo sempre visibile diminuisce e viene visualizzato da un minimo di due ad un massimo di quattro righe. Ci possono essere alcune eccezioni a queste regole di visualizzazione. Non ho ben identificato come venga scelto quante righe visualizzare in tutti i casi. Però, se serve, abbiamo sempre la possibilità di editare il post dopo che abbiamo visto il numero di righe visualizzate.

Se noi inseriamo un titolo in grassetto generalmente finito il titolo andremo a capo. Il che vuol dire non usare completamente la prima delle poche righe a disposizione. Essenziale soprattutto nel caso di una ricondivisione. In quel caso, il post ricondiviso, soprattutto se il ricondivisore non inserirà alcun suo commento, avrà ancora meno testo subito visibile. A mio avviso dobbiamo cercare di fare in modo che quello che scriviamo sia efficace non solo nel nostro post, ma anche in tutte le sue ricondivisioni. Quindi valutiamo bene se mettere un titolo, in caso di ricondivisioni si vedrà solo la sua riga e quella immediatamente sotto.

Cercate di sfruttare al massimo il breve spazio sempre visibile che abbiamo a disposizione. Fossilizzarsi in schemi fissi non aiuta. Valutate caso per caso, basandovi sull'esperienza di come reagiscono i vostri follower.

Nell'infografica del post perfetto vediamo anche che fra il titolo ed il testo seguente c'è anche una riga di spazio che serve ad evidenziare ancora di più la prima riga in grassetto. Dato che nello stream non si vede il testo completamente espanso, per le considerazioni precedenti, mi sento nella maggior parte delle volte di sconsigliare questa pratica.


Sommario

Il secondo punto del post perfetto consiglia la presenza di un sommario. Anche qui io sono per il Dipende. Dipende da cosa stiamo condividendo. Un URL, un video, una foto. Se stiamo scrivendo una lungo post, o una breve considerazione. Nel primo caso potrebbe andare bene, nel secondo no. Non dimentichiamo che in alcuni casi restringere il post ad una frase fulminante potrebbe essere vincente.


Link

Viene suggerito dopo il sommario di inserire un link, ed è fortemente consigliato un url shortener come goo.gl, bit.ly. Anche in questo caso non sono d'accordo con questi consigli così rigidi. Quanto sono interessato a quel link? È qualcosa che voglio spingere perché è il mio blog o il sito di un cliente, oppure è un link di approfondimento, che se l'utente legge o non legge, a me non cambia nulla?

Riguardate l'infografica del post perfetto, il link si trova, dopo il titolo e dopo il sommario. In pratica dopo alcune righe di testo. E quindi presumibilmente è nascosto visto che supera quelle 4/5 righe di testo, che abbiamo detto usate da Google+ per visualizzare completamente un post. Se sono interessato a spingere quel link, mi viene da pensare che sia non troppo conveniente piazzare un link lì. Sappiamo tutti che gli utenti sono pigri. Stiamo distanziando l'utente e la pagina su cui voglio che vada a due click di distanza: uno sul leggi tutto ed uno sul link. Inoltre se il mouse non è posizionare sul riquadro del post abbiamo anche il problema che i link non sono evidenziati. Hanno le stesso colore del testo e quindi sicuramente sono più difficili da notare. Solo se il mouse è sopra al riquadro allora diventano blu. Inoltre usare la shortener li rende più piccoli e quindi ancora meno evidenti. Personalmente poi trovo così poco attraenti i link accorciati. Abbiamo passato anni a decantare le lodi dell'url rewrite e dei vantaggi degli url parlanti nel catturare l'attenzione degli utenti, siamo sicuri che non aiutino anche qui? Sicuramente gli url shortener ci mettono a disposizione delle statistiche sul loro utilizzo, però se il link che stiamo condividendo appartiene ad un nostro sito, sicuramente potremo vedere le stesso cose anche con Analytics. E quindi è giusto o sbagliato? Dipende dal nostro obiettivo.


Commento

Il quarto punto del post perfetto consiglia di inserire un commento, per dare valore aggiunto a quello che si sta scrivendo. Per far sapere alla propria audience che c'è farina del proprio sacco e non una semplice ripubblicazione del pensiero di altri. Su questo concorderebbero monsieur de La Palice ed il suo degno discendente Capitan Ovvio. Ma non io.
Il manuale del perfetto social coso dice che bisogna sempre puntare ai contenuti originali. Però c'è da dire che anche ripetere contenuti di successo alle volte funziona. Basti pensare a quante volte è stata riproposta questa infografica o le sue rielaborazioni. Questo è un dato di fatto, che purtroppo devo rilevare, visto che la mia preferenza è cercare di poter dare un valore aggiunto. A parte queste considerazioni. È fondamentale dare un commento? Anche qui dipende.
Dipende da quali sono i nostri obiettivi. Se c'è un link di mezzo, ovvero una pagina su cui vogliamo che un utente vada, forse non sempre ci deve essere un commento. Se scrivo un titolo, un sommario, un commento, forse sto dicendo troppo all'utente, che potrebbe decidere di aver avuto tutte le informazioni necessarie da non rendere necessaria la navigazione verso il link. Se è presente un link, più che un commento, devo iniziare un discorso che si interrompe per continuare nel link.

Se il link non c'è, allora un commento diventa importante e necessario, perché è nel post che ci devono essere tutti gli elementi della comunicazione. Ma senza anche qui essere rigidi. Ognuno ha il suo pubblico, bisogna cercare di capire cosa apprezzi. Se vi ricordate la mia ricerca sui profili italiani più seguiti di Google+ non ci sono assoluti nei modi di comunicare. L'unico assoluto che abbiamo visto funzionare è la partecipazione. Ascoltare, non solo cercare di essere ascoltati. Per il resto ci sta chi scrive tanto e chi scrive poco, chi posta di frequente e chi di rado. Tre quarti degli account più seguiti scrivono in media post non più lunghi di un sms, compatibile con il fatto che l'utente medio non legge molto. E quindi titolo, sommario, commenti, link, stanno un po' strettini in 160 caratteri. D'altro canto io mi trovo nel rimanente quarto. Coloro che tendono a scrivere di più. Personalmente, trovo che per comunicare idee e non banalità sia necessario un po' di più di un sms. Ed ho coltivato un seguito che apprezza questo tipo di comunicazione.

E quindi la scelta di inserire un commento personale o meno dipende caso per caso.


(Elemosina) l'ingaggio

Il quinto punto del post perfetto vi invita a stimolare l'ingaggio. Chiedete ai vostri lettori di partecipare con una domanda. O invitateli a farvi delle domande.
Personalmente trovo che fare questa cosa in ogni post, sembra un po' cercare di elemosinare attenzioni da parte dei vostri follower. Un po' come la classica ragazza che posta una sua foto in bikini su Facebook dicendo che è brutta.

Facebook Ugly

Non dico che sia un errore farlo, però anche qui dipende. Se avete condiviso un gran post non serve implorare attenzione, l'ingaggio si formerà naturalmente. Ovviamente poi potete stimolarlo, intavolando discussioni nei commenti. Ogni tanto ci può stare a chiedere ingaggio, ma non esagerate altrimenti sembrate la versione social media della signorina qui sopra.


Hashtag

Il sesto punto del post perfetto prevede la presenza di hashtag. Da uno a tre.
La mia domanda è perché? Perché uno ha deciso che in un post perfetto ci debbano stare da uno a tre hashtag, senza spiegare il motivo per cui è giunto a questa conclusione e da lì molti la citano come best practice?
A me personalmente non basta. E vorrei cercare di darmi una spiegazione. Che non c'è. Qualcuno ha lanciato una moda e tutti gli altri gli sono andati dietro. Nella mia già citata ricerca sui profili italiani più seguiti di Google+ sono andato fra le altre cose a vedere l'uso degli hashtag. Ne è risultato che l'uso, l'abuso o il non uso di hashtag è assolutamente non correlato con l'ingaggio dei propri post. Alcune categorie di utenti fanno un uso massiccio hashtag, altri non ne usano. In entrambi i casi ci sono persone con elevati ingaggi. Ad oggi l'uso degli hashtag in effetti è abbastanza inutile su Google+. La maggior parte delle persone li aggiunge ai post, come se fossero delle medaglie (io compreso), ma raramente ci clicca sopra per andare a leggere contenuti simili. Questo fenomeno trova anche conferma dal fatto che raramente si ricevono notifiche da vecchi post. Se le persone usassero molto gli hashtag, allora sarebbe frequente vedere +1, commenti o reshare su post antichi. Ma non è così.

Anche qui però dipende. Potrebbero esserci delle nicchie, diverse da quelle che frequento abitualmente, in cui gli utenti facciano un uso maggiore di questo strumento. L'unico vantaggio che ci trovo per adesso ad usare gli hashtag, è avere un modo diverso per evidenziare una parola. Un hashtag è un link, e quindi assume un colore diverso, che assieme al cancelletto permette di fare in modo che la parola abbia una maggiore visibilità. Dico per adesso, perchè qualcosa potrebbe cambiare in futuro con il rilascio dei trending hashtag pure nella versione italiana di Google+.


L'immagine

Il settimo punto è il mio preferito. Il post perfetto deve avere una fotografia. A prima vista sembra ineccepibile. Nella ricerca sui profili italiani più seguiti di Google+ avevamo visto che le condivisioni di fotografie sono di gran lunga i post con più successo. Ma anche qui, dipende. Dipende da quale è il vostro obiettivo.

Supponiamo che l'obiettivo del nostro post perfetto sia di condividere un link, di fare da apripista per la sua lettura.

Immaginate quindi lo scenario in cui io ho scritto questo articolo, ed ho due scelte per renderlo noto su Google+. Seguire il consiglio del post perfetto, e quindi condividere una bella immagine in tema con il mio articolo, oppure condividere direttamente l'articolo. Ho fatto una piccola analisi sui dati della ricerca sui profili italiani più seguiti di Google+ ed ho provato a comparare i+1 ricevuti dai due tipi di post e di quelli delle risorse collegate. In effetti i post con foto ed i link in essi contenuti avevano molti più +1 di quelli fatti nell'altra maniera. E quindi sembrerebbe un'altro indizio a favore dell'uso delle foto.

Ed invece no.

Un paio di settimane fa ho pubblicato i risultati di alcuni test in Come funziona il +1 sui siti dai quali si è evinto che sia i post con foto che i post con link trasferiscono l'ingaggio dal post di Google+ alla risorsa collegata i +1. Questo significa che un utente mi premia con un +1 sui mio post su Google+, ritroverò quel +1 anche sul bottone +1 sulla pagina collegata, anche se l'utente non l'ha caricata. Quindi teoricamente posso trovare 100 +1 qui su questo articolo, senza che nessuno lo abbia mai letto.

Quello che succede è che gli utenti interagiscono molto più facilmente con una fotografia piuttosto con un lungo testo. È un contenuto fast food. Quindi la maggior parte vede una bella foto, una interessante infografica, apprezza con un +1, magari la ricondivide, ma senza leggere il testo o approfondire cliccando sul link. E quindi poi vedere tanti +1 sul pulsante di google+ sul vostro sito vi trae in inganno. Più di una volta ho visto pagine con più +1 che letture rilevate da analytics.

Attenzione. Quello che sto dicendo è di avere un ragionevole dubbio. Non postate una immagine pensando che questa automaticamente vi dia i migliori risultati. In alcuni casi ho rilevato che non è così. Mi sarebbe piaciuto poter mostrare dei numeri in proposito, partendo dai dati della ricerca precedente, ma mi sono reso conto che a meno di non poter accedere ai dati di analytics di tutti i siti condivisi, non ho modo per poter dare una vera misura di cosa funziona meglio o cosa funziona peggio. I +1 su una pagina non sono correlati con le letture della stessa, come abbiamo già detto. Ma c'è di più, uno studio più ampio ha mostrato che non c'è correlazione fra condivisioni e letture. Lo studio fa rifermento a Twitter, almeno un ragionevole dubbio che possa avvenire sugli altri social lo possiamo avere.

Quindi se lo scopo è far conoscere un determinato link, non mi farei trarre in inganno dal notevole ingaggio che abbiamo avuto scrivendo un post perfetto (con foto) su Google+. Potrebbe non aver portato ad una vera lettura e gradimento del proprio link.

Aggiungiamo un altro ulteriore dubbio su questa strategia delle immagini. La SEO. Se io condivido il link questo sarà follow, mentre se condivido una foto ed inserisco il link nel corpo del post allora questo sarà nofollow. La differenza è importante. Perchè un link follow dà rilevanza ed aiuta nel ranking in SERP, mentre il nofollow impedisce al link di entrare nel link graph (per una spiegazione più tecnica sulla differenza fra follow e nofollow, consiglio la lettura di Gli spider non “seguono” davvero i link: un equivoco su follow e nofollow). Quindi condividere i propri post come link aiuta a migliorare la loro visibilità sui motori di ricerca. Inoltre se la vostra condivisione viene a sua volta ricondivisa, anche quest'ultima avrà un link follow. Quindi se io condivido un post come link ed ottengo 10 ricondivisioni, significa che il mio articolo ha ottenuto 11 link follow. Se io creo una bella foto, la condivido, inserisco un link nel testo e ricevo 100 condivisioni, significa che ho ricevuto 101 link nofollow che equivalgono a 0 link follow. Quindi dal mio punto di vista, ho sprecato un buon articolo che mi avrebbe potuto dare dei link follow naturali, che sono molto importanti in ottica SEO.

Giusto per dare un esempio. Il succitato articolo sui profili italiani più seguiti di Google+ , condiviso come url e non come immagine, ha avuto 129 condivisioni pubbliche ad oggi. Il che vuol dire 129 link follow assolutamente naturali. Più un'altra decina da altri siti. Da quel giorno TUTTO il mio blog ha un incremento del 20% di visite giornaliere. Aggiungiamo che l'articolo successivo è stato pubblicato un mese dopo.
Attenzione, è un esempio, un caso particolare. Non è detto che avvenga sempre così, però può dare un'idea sull'importanza di ricevere link naturali. E sulla maggiore facilità con cui si possono ricevere da Google+, rispetto ad altri siti.

Potente direi, ma c'è di più. Da poche settimane è stato introdotto in Italia My Answer, ovvero la contaminazione dei risultati sul motori di ricerca di Google, da parte della nostra attività su Google+. Ne ha parlato +Giorgio Taverniti in My Answers: i Nostri Risultati Privati dentro Google. Pericoli, opportunità ed evoluzioni. Ha approfondito il discorso pochi giorni fa +Gianluca Fiorelli con una carrellata su tutte le casistiche di contaminazione in A Deep Dive into Google MyAnswers. Quello che succede è che le condivisioni fatte dalle persone nelle nostre cerchie possono entrare nei risultati delle nostre ricerche. Quindi se condivido questo articolo su Google+, questo potrà uscire fuori nei risultati di ricerca dei miei follower su chiavi ad esso connesse. Mentre se condivido un immagine e nel testo del post inserisco il a questo articolo, non otterrò alcun vantaggio. Il vantaggio lo otterrà solo la mia immagine su Google Immagini. Che però non è la stessa cosa. Le visite dalla ricerca per immagini sono sempre una piccola frazione di quelle ottenute dalla ricerca organica.

Da questi aspetti IO ho motivato la convinzione, che malgrado l'ingaggio sia minore, è più conveniente condividere i propri articoli senza l'utilizzo delle immagini. La scelta del tipo di post andrebbe fatta a seconda di quale sia il protagonista della vostra condivisione. Se il fine è far conoscere un articolo di un vostro blog allora condividete il link, se l'articolo contiene una infografica che avete realizzato e poco testo descrittivo, allora in questo caso il protagonista è l'infografica stessa. Che è un immagine e quindi useremo la condivisione con foto.

Ma senza essere rigidi, però. In tutto questo post ho smontato il post perfetto, cercando di dare una spiegazione dei pro e dei contro di ogni scelta. Come abbiamo visto non abbiamo una soluzione che abbia solo vantaggi. In alcuni casi potrei decidere di rinunciare a dei link follow barattandoli con un maggiore ingaggio. Ad esempio potrei farlo riproponendo dopo alcuni mesi un vecchio articolo collegato ad un tema del giorno. In quel caso magari non lo condividerei come link (magari i miei migliori engager lo avevano già condiviso alla pubblicazione, quindi è improbabile che lo facciano di nuovo, quindi è improbabile che guadagni nuovi link follow), ma potrei realizzare una immagine correlata al tema del giorno, inserendo nel testo come approfondimento il mio articolo. In questo caso  darei nuova vita al vecchio articolo e cercherei di dargli maggiore visibilità con l'immagine, cercando magari di stimolare una discussione.

L'importante, secondo me, è non focalizzarsi su schemi fissi, ma cercare di adattare il modo con cui scriviamo un post su Google+, al momento, ai nostri obiettivi, ai nostri follower, alle nostre ultime condivisioni. Occorre conoscere i pro e i contro di ogni soluzione e poi decidere di volta in volta. In quanto non è esiste il post perfetto. Pensare che esista il post perfetto è una grande illusione.
In tal senso suggerirei la lettura di un post che non c'entra nulla su questo argomento di +Enrico Altavilla, in cui mostra un altro caso in cui NON si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, che trovo molto educativo da leggere. Ed inoltre chiude con una frase da 92 minuti di applausi che c'entra invece con questo articolo (il grassetto è mio): For example, according to a popular infographic about the "best" way to write a Google+ post, at this point I should blindly apply a rule and I should ask to you what do you think about this post. But you know what? Fuck that dumb infographic, I'll leave it for those who cannot be creative. I will not transform each of my posts in a product of a robotic activity.

Mi permetto di dare un suggerimento nel caso si decida di condividere una foto ed assieme un link. Secondo me l'immagine non deve essere troppo esplicativa. Non deve dare l'impressione che sia autoconclusiva. Deve incuriosire, ma non spiegare, almeno non completamente. Faccio un esempio con un post di +Andrea Barghigiani


A mio avviso l'immagine, come si dice tecnicamente, è troppo figa. :-) Dice troppo. L'animazione colpisce, sembra che spieghi tutto e che nel testo e nel link ad essa collegati non ci sia nulla di più. Cosa che al contrario c'è. Se leggete Perchè Comunicare con la tua Audience e Coinvolgerla in una Community ve ne accorgerete. Quell'immagine rappresenta solo una parte dell'articolo, e vengono anche spiegati alcuni distinguo che molti potrebbero perdere, pensando che l'immagine dica tutto.


Conclusione

In definitiva ogni opzione ha dei vantaggi e svantaggi. L'importante è cercare di dosarli in maniera creativa avendo sempre bene in testa cosa comporta ogni scelta. C'è una cosa che mi ha un po' stupito in tutti i consigli da post perfetto. Mancano le citazioni. Non viene consigliato mai di citare altre persone. Cosa che trovo invece molto importante. Citare qualcuno è utile in vari aspetti: è un input per iniziare una discussione, è una fonte da menzionare connessa al nostro post, è una spalla nei commenti, è qualcuno che potrebbe ricondividere il post visto che è menzionato, è (secondo me la cosa più importante) la fonte da cui siete partiti per le vostre considerazioni, la vostra bibliografia social. È importante, ma ovviamente non è fondamentale, e non ne va abusata, soprattutto se si pensa di citare qualcuno che non c'entra nulla con il tema che state diffondendo. Va miscelata con tutte le altre tecniche a disposizione.

Ed importante, ricordate, che qualsiasi motivazione, come quelle spiegate in questo articolo, può non valere per sempre. Il consiglio sul condividere i post con le foto alcuni mesi fa era vincente, in quanto allora un unico link post nel testo era follow. Ora non più. È stata una tecnica abusata e Google ha cambiato le carte in tavola. Quindi è importante, periodicamente, riverificare se le motivazioni ad usare una tecnica o meno siano ancora valide.

Abbiamo quindi visto che ragionando sui singoli aspetti si evinca che non esiste un post perfetto e come sono relative le verità assolute (cit. Jarabe de Palo). E quindi Dipende:


Vorrei ringraziare +Enrico Altavilla+Andrea Barghigiani, +Martino Mosna e +Luca Orlandini che inconsapevolmente hanno contribuito a questo post. Nelle ultime settimane le discussioni con loro su questi temi, mi hanno permesso di fare un punto mentale su queste considerazioni.


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